Zoe ha gli occhi aperti sul mondo

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martedì 26 agosto 2014

MAI DIRE MAI - PARTE TERZA

Bene, dopo più di di due anni ecco la terza e - garantisco - ultima parte del post che ho dichiarato di amare di più.
Lontano 2012, periodo molto prolifico per questo blog, che poi si è via via inaridito.
Io so il motivo, ma non ho voglia ora di parlarne.
Amico mio, ti invito unicamente a riprendere il post n.17 di Gennaio, e se hai voglia, rileggilo fino alla fine.

Tutto qui.

Buona Notte

Zoe


mercoledì 23 aprile 2014

UN LIBRO SU TUTTI

C'è un libro che vorrei leggere.
Spesso entro nelle librerie, tocco, sfoglio, impiastriccio.....
Ma, alla fine, esco sempre con le mani vuote.
Ora lo posso confessare: e' un gioco. 
Il mio gioco della ricerca.
Ricerca del libro che vorrei leggere, ma che mai trovo e che so già non troverò.

C'è un libro su tutti che vorrei leggere.
E' il libro che racconta di come andrà a finire domani.
E' il libro che racconta se dovrò ancora soffrire e combattere, così come ho fatto dieci anni fa.
E' il libro che racconta se ho fatto bene ad andare lontano dalla mia famiglia.
E' il libro che dirà del mio destino.
E' il libro che, in fondo, cerchiamo tutti.
Il libro su tutti.
E' il libro della vita, che è bene non trovare mai.

Zoe

venerdì 7 settembre 2012

SECRETS AND LIES



Segreti e bugie......

Ancora una volta rubo il titolo di un film, di una canzone o di un libro.
Carenza di fantasia, diresti tu. Probabilmente a ragione.

Non cerco scuse ma credimi: e' difficilissimo, dare il titolo ad un testo, o a un romanzo, insomma uno scritto.
A volte penso che i libri dovrebbero uscire senza titolo, lasciando al lettore il compito di dare un nome a quello che hanno letto. 
Però, ......sai che casino? Pensa alle biblioteche ordinate per titolo (poche) o per tema, argomento (molte).
"Scusi, signor bibliotecario, voglio il trattato di economia di Eddy Breakinballs"
"Ne ha scritti venti, gentile signore e .....tutti senza titolo"
.....vallo a trovare quello che ti interessa,vai!

Vabbè, dopo tutte queste stupidaggini di apertura, torniamo al titolo che, per prima cosa, non può essere troppo distante dal contenuto del testo scritto immediatamente dopo. Il che significa avere piuttosto chiara la storia che si vuole raccontare. 
Il titolo di solito nasce all'ultimo, soprattutto quando si ha solo una vaga idea di quello che si vuole comunicare al mondo.
Poi, mentre si scrive un romanzo, o almeno questo è quello che è capitato a me quando ho deciso di cimentarmi nell'avventura, il percorso iniziale subisce diverse mutazioni. Si curva, ci si ferma, poi si riparte, zig-zag isterici......si torna persino indietro. Ma i titoli dei due romanzi che ho scritto, li ho decisi all'inizio e non l'ho più cambiati.

Segreti e Bugie, tornate qui!

Segreti.....chi non ne ha?
Sorrido quando mi capita di confessare un segreto e dico la fatidica frase: "Ti devo dire un segreto, però non lo devi dire a nessuno".....che buffo che sono....e cosa pretendo? Che il confessore non lo dica almeno alla moglie, o a un suo amico altrettanto fidato? Del resto, un segreto cessa di essere tale quando lo divulghi.

I segreti hanno una vita molto breve e di solito, passando di mano in mano, assumono forme e contenuti diversi, bizzarri, a volte anche pericolosi.

E Bugie.....chi non le ha mai dette?
Mi viene da ridere quando sento persone pronunciare l'altra fatidica frase: "Quelle che ho detto sono state solo a fin di bene....."
Ma che cosa assurda, dire il falso non ha sfumature. E' falso e basta.

E se per non confessare un segreto sono costretto a dire una bugia? Non ad un chicchessia, ma ad una persona che nutre fiducia in me o ad un amico?
Che macello!

Segreti e bugie, roba difficile. 
E con quale razza di argomenti sono tornato sul blog dopo tanto tempo.....

Chiudo allora con uno stralcio (bellissimo) di un breve testo intitolato "Mastro del Cuore", che ho letto poco prima di scrivere questo post. E' tratto dal blog Writing Addiction: una perla la cui luce nasconde ogni segreto e bugia.

Tutto può succedere. Tutto può essere stravolto e rivalutato. Anche certe difese possono cadere. Sciogliersi. Fluire nel sentiero dove l'energia si rigenera mentre ravviva ogni cellula che incontra.

E, infine, un pezzetto di una canzone.....queste parole qui sopra lo hanno evocato.
Il mio sogno e` un mare acido
E dimmi se non e` reale
Il giorno traveste di luce ogni cosa vivente,
Ma non toglie la paura dei fantasmi!

(Apapaia - Litfiba)


lunedì 23 luglio 2012

GRAZIE PER L'INVITO.....


Questo post nasce per caso, come del resto la maggioranza di quelli che ho pubblicato in questi 6 mesi da blogger in erba...... 
A pensarci bene, l'intero blog è nato fortuitamente, durante una settimana di stop lavorativo causato da un micidiale febbrone da cavallo.
Chissà se ricordi.....ma in fondo non ha grande importanza.

Già questo pomeriggio, pensavo di scrivere qualcosa sulle arti marziali, dopo aver ascoltato il mio nuovo capo che raccontava della sua esperienza con il karate e della sua volontà di riprendere a settembre.
La sensazione di compiutezza che si prova sotto la doccia a fine allenamento.....

La definitiva sicurezza di voler affrontare questo tema, è arrivata non appena ho ricevuto un messaggio da parte del mio Maestro di Tae Kwon Do, che mi invitava per la tradizionale pizza di fine anno sportivo.
So per certo che questo invito è stato "spintaneo", e so anche chi ha spinto, mosso dalle migliori intenzioni.....

Il Tae Kwon Do ha rappresentato molto per me, anche se per un breve periodo, durato poco meno di 3 anni. In particolare, dal 2005 al 2007, l'arte dei calci e pugni in volo (questa la traduzione letterale delle tre parole coreane) ha accompagnato uno dei momenti più complessi della mia esistenza. Ma anche uno dei più belli ed intensi.
Poi mi sono progressivamente allontanato, fino ad abbandonare quello che non reputo uno sport, bensì l'esperienza atletica più completa e coinvolgente che abbia mai vissuto.

Per praticare un'arte marziale, ci vuole disciplina, concentrazione, carattere e costanza. 
Non è un fotomontaggio, ma l'arte dei calci e pugni in volo.
Non si consegue alcun risultato se manca anche solo uno di questi pilastri. 
E a me sono mancati tutti, ad un certo punto.
I disperati tentativi di ricominciare, sono stati di breve durata e persino frustranti. 

Non accetterò questo invito così cordiale e benevolo. 
Vedrei persone e sorrisi, sentirei discorsi, che mi ricorderebbero solo quello che avrei potuto fare e che non ho fatto. 
Non parlo dei risultati come atleta, ma dello stile di vita che non ho più seguito.
Un pò dura da mandare giù come pizza, indigesta anche per uno stomaco resistente come il mio.

Caro Maestro, grazie per l'invito, ma non ci sarò.

Zoe


sabato 7 luglio 2012

UNA ROTONDA SUL MARE


Questa sera, un post breve e facile facile.
Giusto per salutarti.
Mi prendo una settimana di vacanza e faccio rotta verso l'adriatico, Senigallia per l'esattezza. 

Ho scoperto questo luogo cinque anni fa un pò per lavoro, un pò per diletto.
Più di tutto mi colpì il fatto che la famosa "Rotonda sul mare", quella cantata da Fred Buongusto, era proprio qui. Chissà per quale motivo la immaginavo in romagna.
Senigallia on my mind insomma.....
 
Sono passati più di dodici anni dall'ultima volta in cui ho preso un periodo di ferie in un mese diverso da Agosto. 
Gli impegni di lavoro mi avevano sempre impedito di uscire dalla gabbia e dal periodo dell'anno che da sempre rappresenta le ferie, almeno per noi italiani. 
Con tutti i suoi svantaggi: prezzi alle stelle, spiagge e locali sempre affollati, file e, verso la fine del mese, persino qualche pioggia. 
Assurdo andare in vacanza ad Agosto, vero? Eppure ci si va e pure in molti.

Questa settimana di pausa casca bene, ero particolarmente stanco, di tante cose.
Nella testa e nel fisico.

Ok, non mi dilungo oltre, ci rivediamo lunedì 16.
Sicuramente avrò qualcosa da raccontare.
 

Una rotonda sul mare, il nostro disco che suona
vedo gli amici ballare, ma tu non sei qui con me 

Zoe


La Rotonda sul mare di Senigallia

lunedì 23 aprile 2012

FATHER AND SON




Riprendo un argomento trattato durante i primi giorni di vita di questo blog, ovvero il rapporto tra padre e figlio.
Adesso come allora, lo faccio per lo stesso motivo e con la medesima ispirazione: provare a fare chiarezza.
Se ci riuscirò, sono certo di trovare una soluzione plausibile a un problema rimasto insoluto per molto, troppo tempo: mio padre e la difficile relazione che ho avuto con lui.
Ho detto  che..... ho avuto?
Forse dovrei essere più onesto con me stesso e ammettere che questa difficoltà permane ancora oggi. Con l’unica differenza che adesso lui è sufficientemente lontano e gli è quasi impossibile oltrepassare i miei confini.
Quasi impossibile.....

Nel post scritto mesi fa, usai queste parole:

Padri autoritari, padri severi, padri di cui aver timore.
Padri che hanno usato le mani ogniqualvolta lo hanno ritenuto opportuno per "meglio educarci" .
Padri che detenevano la verità incontrovertibile e che ci sostenevano solo quando facevamo quello che per loro era giusto.
Li abbiamo anche odiati i nostri padri, in particolare quando non ci spiegavano i perché delle cose.
Padri dai quali non andavamo mai per chiedere un consiglio, per timore di essere giudicati o umiliati.
Un perenne conflitto, dal quale tornavamo spesso battuti, con ferite destinate a sanguinare per giorni, mesi, anni.

Rileggendo queste frasi, provo un inatteso senso di colpa.
Sento di essere stato implacabile nei suoi confronti, persino crudele, forse ingiusto.
Ora che sono cresciuto, sono quasi sicuro di aver imparato ad interpretare mio padre.
Penso anche di aver trovato l’unica spiegazione sostenibile che possa, in qualche modo, “giustificare” quello che in passato mi appariva inspiegabile.

Come l’uso delle mani, ovunque non riusciva ad arrivare con le parole o con il ragionamento.
Nessuna violenza domestica, beninteso, e lungi da me il fare la parte dell’ infante torturato.

Come l’impossibilità di confidarsi liberamente, per timore di essere giudicato un povero idiota, solo perché si ipotizzava una cosa differente da quella che pensava lui.

Come la mancata risposta ad un semplice perché.

Come l’essere condizionati, persino nelle scelte che, in seguito, avrebbero influito sul resto della vita.

“Sentire il proprio cuore come un foglio di carta appallottolato e gettato nel cestino”.

Si.
Forse ho trovato l’unica spiegazione sostenibile che possa, in qualche modo, “giustificare” quello che in passato mi appariva inspiegabile.

Un amore infinito, totalitario, che non lascia alcuno spazio.
Nemmeno a colui o colei che si ama.

Ed è così che, alla fine, riprendo quel foglio di carta appallottolato e, con calma, “cerco di riaprirlo, allisciandolo, accarezzandolo, per farlo tornare come era prima”. 

Nota di Zoe: le frasi in  corsivo tra le "" non sono mie, ma di Stefano Falsetti.