Zoe ha gli occhi aperti sul mondo

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domenica 28 ottobre 2012

VIVERE SENZA.....FACEBOOK


Ebbene si!!!!

Ma perchè lo hai fatto?
E ora?
Ce la farai?

Queste sono solo alcune delle domande che ho ricevuto da una settimana a questa parte, ovvero da quando ho deciso di togliermi da facebook.
Più che le domande, mi hanno sorpreso gli sguardi di chi me le poneva: tra lo sbalordito, il compassionevole e il perplesso.

Che roba strana questi social media.


In questi giorni, ho pensato che non ho sentito la mancanza di postare, taggare e sbirciare nella vita altrui. Anzi, proprio questo voyerismo indiscriminato è stata la prima causa del mio felice e consapevole allontanamento.
Navigando su Faccialibro, mi sono trovato più volte a curiosare nella vita di altri e chissà quanti hanno fatto lo stesso con me. 

Chissà perchè, a chi più, a chi meno, ci piace "guardare".....
E poi, condividere momenti difficili, tristi, felici, banali, con una moltitudine di esseri umani, il tutto senza mai alzare il telefono per sentirli, o uscire per salutarli di persona.....protetti dietro un  video, chiusi nelle nostre stanzette o stanzoni, a fantasticare di ciò che potrebbe essere e invece non è.

Vedo un'intera umanità che volge verso il contatto virtuale. 
Al lavoro, vedo gente che per comunicare manda una mail al collega che si trova seduto alla scrivania di fronte, e che prima di capirsi, ne scambia almeno venti, spesso incazzandosi. Se si fossero alzati ed avvicinati a quella scrivania per parlare a voce, avrebbero perso meno tempo e probabilmente avrebbero conosciuto meglio un'altra persona.
Forse esagero, ma vedo sempre meno giovani che si radunano vicino ad un semplice muretto, sempre meno sguardi che si incrociano camminando per strada, sempre meno sorrisi. Tante facce incazzate.

Erano mesi che sentivo mio cugino di Genova solo tramite chat, mentre prima si alzava la cornetta e ci si salutava ascoltando la viva voce.

Facebook allontana, non avvicina, anche se apparentemente sembriamo tutti collegati e uniti in un'immensa gioiosa comunità.

Va bene, ora basta così per questa sera, giungiamo al termine. Riattiviamo temporaneamente il mio account su faccialibro e pubblichiamo questo post sconclusionato.  Altrimenti, probabilmente, nessuno mi leggerà......

Zoe



lunedì 13 febbraio 2012

THIS IS THE END, MY ONLY FRIEND


Provo a spiegare perchè, in certi casi, è preferibile rimanere soli.

(Nota dell'autore. Questo post verrà etichettato sotto: Fisse e Paranoie)

"Everytime I hear that song, it means something else to me. It started out as a simple good-bye song probably just to a girl, but I see how it could be a goodbye to a kind of childhood. I really don't know. I think it's sufficiently complex and universal in its imagery that it could be almost anything you want it to be."
(Jim Morrison – Considerazioni su “The End”)

Nel 1969, a circa due anni dalla sua prematura morte, Jim Morrison commentò in questo modo una delle più belle liriche da lui composta.
Per me, ma non pretendo affatto che tu sia d’accordo, Jim non era solo un cantante o un musicista. Era un poeta.Per questo motivo ho parlato di liriche e non di canzoni.

C'è un suo pensiero in particolare, che  racchiude e descrive tutto il personaggio, senza necessità di commenti ulteriori. 
"Se la mia poesia cerca di arrivare a qualcosa, è liberare la gente dai modi limitati in cui vede e sente". 
Questa frase la sento dentro di me, echeggiare nelle caverne della mia anima. A volte diventa come una forza potente, che preme dal basso ventre e sale verso il cuore e la testa come lava infuocata.
Credimi se ti dico che provo ogni giorno a farti toccare questa sensazione, questa emozione che tento di esprimere, con l'unico mezzo che ho: le mie parole.

Jim Morrison, nel 1970. Verso la fine.

Oggi Jim riposa in un luogo piuttosto fuori mano che ho visitato anni fa, il cimitero di Père Lachaise per la precisione, vicino a Oscar Wilde, Marcel Proust, Guillaume Apollinaire e Moliere, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Caso curioso, ma nemmeno troppo, Morrison dorme per sempre a pochi chilometri da Charles Baudelaire, il padre dei poeti maledetti, le cui spoglie sono custodite nel piccolo campo santo di Montparnasse.
La tomba di Jim
La tomba di Jim è anonima e di ridotte dimensioni. Fai fatica a trovarla, nascosta com’è da cento altre lapidi, ed’è protetta alla bell’e meglio da alcune transenne metalliche. Rimasi alcuni minuti in silenzio ad osservare una scena tutto sommato deludente, contornata da fiori ormai secchi, vasi rotti ed erbacce maligne. Chiedendomi, come forse avranno fatto tutti, se lui fosse veramente lì sotto.  Ma questa non è la storia che ti voglio narrare.

E allora torniamo alle sue parole, con cui ho aperto questo mio dialogo con te.
Jim dice, parlando di "The End": “Ogni volta che ascolto questa canzone, mi trasmette qualcosa di diverso....” e poi prosegue: “Penso sia sufficientemente complessa e universale nella sua “immaginificità”, che potrebbe quasi significare quello che hai voglia significhi”.
La traduzione che propongo non è strettamente letterale, ma ho seguito per anni Jim Morrison, e sono sufficientemente sicuro di averlo interpretato al meglio.
Nel testo Jim parla di un serpente e invita a cavalcarlo.
"The End" è questo: un serpente che muta pelle. Una canzone che assume un significato diverso ogni volta che l’ascolti e il bello è che quel significato glielo dai tu, a seconda di come ti senti o di quello che desideri immaginare in quel momento.

Bene, ma tutto questo pilotto introduttivo, su cui – te lo confesso – indugerei per ore, è solo il preludio all’argomento di stasera.
Oggi ho pensato un pò a come avrei potuto parlarti di alcune sensazioni vissute di recente, e le parole di Jim, alla fine, mi sono sembrate adatte, anzi.....perfette.
Sensazioni fresche insomma, che sono semplici nella mia mente, eppure estremamente difficili da raccontare. Ma ci voglio provare.
Chissà cosa uscirà fuori...

Quindi, se per te va bene, parto con un’esperienza, tutto sommato abbastanza banale.
L’esperienza deriva dall’utilizzo più o meno quotidiano che faccio di internet. 
Internet. Io la vedo così.

Eh già, perchè televisione nulla, ma internet a fiumi, sia per lavoro (uso limitatissimo da super -stringenti policy aziendali), sia per informazione (da qualche parte devo pur vedere cosa accade nel mondo), sia per diletto. E qui mi voglio soffermare.
Come avrai già capito, per me internet è “buona cosa”.
Non faccio quindi parte di quella folta schiera di demonizzatori, anche se mi rendo conto che sulla rete gira di tutto e che forse, un giorno o l’altro, tutti ci siamo un pò scottati. Vuoi per aver “contratto” un virus micidiale che ha cremato l’hard disk in un nanosecondo, vuoi perchè si è proceduto ad un incauto acquisto o perchè qualcuno si è inserito nella nostra vita, senza che ne fossimo consapevoli.
Ma ha una capacità, questo dannato e, allo stesso tempo, “immaginifico” strumento. Consente l’associazione di idee, e quindi favorisce e sviluppa la capacità più sublime del nostro cervello: la capacità di pensare. Ti ricordi “Cogito ergo sum”? Se la risposta è no, vallo a leggere quando hai un pò di tempo "nullo".
Insomma, dicevo......Parti con l’idea di cercare una cosa, e poi ne trovi un’altra.
Scopri, sogni, voli.
E immagazzini una quantità formidabile di informazioni.
Più vai avanti, più ti appassioni e ti immergi nel viaggio (non a caso si dice che “navighi”), più il mondo reale intorno a te si dissolve, fino quasi a scomparire.
Scarichi una canzone che ti piace.
Poi passi su Facebook per aggiornare il tuo profilo, con informazioni su di te che avevi dimenticato di comunicare a mezzo mondo.
Ti piace un libro. Wow il prezzo è conveniente!
Prendi la carta di credito e lo compri.
Fatto! Transazione eseguita con successo!
Ehi, che bel sito! 
Che faccio? Oh, beh...dai...si, mi registro.
Uhm...Ma perchè vuole sapere delle mie abitudini sessuali? Mah....lascio vuoto, non scrivo nulla, tanto non è un campo obbligatorio.
Mi chiede la mail....stavolta lascio quella del lavoro, almeno la leggo di sicuro.
E via, via, via....via così....

Le ore passano, sempre più veloci, come le immagini e le parole che acquisisci.
I tuoi neuroni si muovono sempre più freneticamente, come solerti operai che trasportano materiali di varia natura, colore e dimensione nei magazzini della tua mente.
Miliardi di bit, un infinità di cookies e file temporanei, si depositano come polvere, insudiciando la memoria del tuo personal computer che, sempre più affaticato e appesantito, inizia a rallentare.
Guardi l’orologio, e ti accorgi che hai navigato per circa due ore, quasi inconsapevole.
Cazz....chiudiamo, ho gli occhi che bruciano.
E cerchi così di prendere sonno, a fatica, perchè ci vorrà un pò prima di far rilassare quella fabbrica che hai messo in moto nel tuo povero cervello.
Senti che stai per cedere a Morfeo, convinto che tutto quello che hai fatto su internet stasera, "potrebbe quasi significare quello che hai voglia significhi"....
Alla fine ti addormenti. Un sorriso ebete si dipinge sul tuo viso.


Ma, a tua insaputa, qualcun'altro sta cercando di completare il suo lavoro.
In quel lasso di tempo, mentre navigavi tutto felice, completamente a vista e probabilmente senza meta, qualcuno o qualcosa che non conosci e di cui non ti sei accorto, ti ha tracciato, osservato.
Qualcuno ti ha seguito......
Ha rubato frammenti di te.
Ti ha controllato.
Seguito.

Il giorno dopo, torni al lavoro e apri la posta personale, mentre ti togli una caccola dall'occhio destro e sorseggi un caffè bollente.
Tra gli altri, trovi un messaggio dall’oggetto curioso, provieniente da un tal David Hoelberg.
Pensi sia un collega dalla capogruppo statunitense e, senza pensarci troppo, apri il memo e anche l’allegato.
In un millisecondo, osservando le orrende foto che si riproducono senza che tu riesca a fermarle, ti rendi conto che l’altra sera non eri affatto solo e che
“It started out as a simple good-bye song probably just to a girl, but I see how it could be a goodbye to a kind of childhood”

This is the end, my only friend, the end
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
I'll never look into your eyes
Again

Zoe Kipling



sabato 11 febbraio 2012

SCARPE - LA VENDETTA



Scarpe, secondo atto.

La seconda parte di uno dei post più apprezzati del Blog, in realtà è solo una brevissima digressione su un tipo di scarpa, o meglio, di calzatura antipioggia, che durante l'ultima settimana era divenuta una vera e propria ossessione. Da giorni, in casa di Zoe non si parlava di altro.

Le galosce o calosce.
Dal francese galoche, sono protezioni in gomma da indossare sopra le calzature per proteggerle da acqua o fango, con l'intento di mantenere i piedi asciutti. Sono realizzate in gomma o plastica e possono essere fatte a forma di stivale oppure di scarpa.
Ma anche lucide e con pezzi di giornali appiccicati sulla superficie.
Costo: da un minimo di 10 euro fino a 100 per quelle griffate.

Oggi, come per magia.....



Finalmente, anche lei ha potuto avere le sue


Zoe